LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

finestre-rotteC’E’ ANCORA QUALCUNO che fa OBIEZIONI di fronte alla proposta di mettere tutte LE SPESE! – MA PROPRIO TUTTE – in Dichiarazione dei Redditi?  Allora è proprio il caso di raccontare loro… “LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE”! 

Non è una novità. E’ una scoperta del 1969! Provata e collaudata in molti campi. Frutto di una ricerca sociologica nel campo della “psicologia comportamentale”. Si applica bene ad ogni ambito delle attività umane. Va solo provata nell’ambito economico e fiscale. Ditelo agli studiosi di economia!

Come la possiamo applicare? PROVATE A IMMAGINARE: cosa vuol dire riconoscere il diritto per ciascuno di poter scrivere tutte le proprie spese in Dichiarazione dei Redditi.

Cosa vuol dire “infrangere
o non “infrangere” quella regola? 

Vediamo prima di tutto LA REGOLA. Di cosa si tratta:

“La teoria delle finestre rotte” è una teoria che si collega ad un esperimento condotto dal professor Philip Zimbardo dell’Università di Stanford (USA). Lo psicologo statunitense di evidenti origini italo (siculo)-americane volle studiare il comportamento delle persone e alcuni fenomeni di psicologia sociale. Siamo nel 1969, sono gli inizi di questi studi sul comportamento sociale umano.
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Philip Zimbardo - Esperimento 1969
Philip Zimbardo – Esperimento 1969

L’esperimento: Zimbardo decise di condurre questo particolare esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonate in strada: due automobili identiche, della stessa marca, modello e colore. Una però la lasciò nel Bronx, una zona povera e conflittuale di New York, mentre l’altra la lasciò a Palo Alto, ancora oggi una zona ordinata, ricca e tranquilla della California.

Due identiche auto abbandonate, in due quartieri con popolazioni molto diverse. E un team di specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

L’esperimento fornì i primi risultati nel giro di breve tempo: l’automobile abbandonata nel Bronx cominciò ad essere smantellata dopo poche ore. Dapprima perse le ruote e gli specchi. Poi rapidamente il motore, la radio, ecc. I materiali che potevano essere utilizzati? Vennero presi rapidamente. E quelli non utilizzabili? Comunque rapidamente distrutti. Dall’altra parte del Paese invece, l’automobile abbandonata a Palo Alto, dopo una settimana risultava ancora intatta.

I ricercatori a questo punto decisero di provare l’esperimento con altri sviluppi: provarono a rompere un vetro della vettura parcheggiata in strada a Palo Alto, California. Il risultato fu che si innescò anche per questa auto lo stesso processo, come nel Bronx di New York. Furto, violenza e vandalismo ridussero questo veicolo rapidamente nello stesso stato.

La domanda che ne scaturì portò a una considerazione sorprendente: “Perchè la semplice rottura di un vetro in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?”

La scoperta: quel fatto, il processo criminale, in tutta evidenza non era stato provocato dalla povertà. Era successo qualcosa di diverso. Che aveva a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali. E adesso se ne aveva la prova! Questa fu la prima novità introdotta dal primo esperimento di quella che diventerà la “Teoria delle finestre rotte”. Scoperta che allargò di molto il campo di indagine sulle povertà.

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DA LI’ SCATURIRONO LE RIFLESSIONI

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“La linea tra il bene e il male è permeabile e quasi chiunque può essere indotto ad attraversarla quando viene spinto da forze situazionali.” – Prof. P. Zimbardo
“La linea tra il bene e il male è permeabile. Quasi chiunque può essere indotto ad attraversarla quando viene spinto da forze situazionali.” – Prof. P. Zimbardo

In pratica ci si domandò: che pensiero produce la visione di un vetro rotto in un’auto abbandonata?  Trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza. Più in generale trasmette la sensazione di “rottura” dei codici di convivenza. Come altri esperimenti successivi consentirono di rilevare: è il un SEGNALE di  un territorio con assenza di norme, privo di regole, dove tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall’auto? Finisce poi con il ribadire e moltiplicare quell’idea. Fino all’escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.

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In sostanza:la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più altiSe si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato? Saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare a nessuno? Allora lì si genererà la criminalità.

Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato [o parcheggiatori abusivi che riscuotono la loro mercede in cambio della segnalazione di un parcheggio libero, come si vede purtroppo in molte delle nostre città], superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti? Si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.

La mendicità aggressiva, l’incuria, la sporcizia, sono l’equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a quei crimini più gravi: “Rapinatori e ladri, sia occasionali sia di professione, sanno che le possibilità di essere catturati, o persino identificati, si riducono se agiscono in strade in cui le vittime potenziali sono già intimidite dalle condizioni dominanti“.

EMERGONO LE “CONDIZIONI DOMINANTI”

Da quel lontano 1969 molti furono gli esperimenti condotti fino al 1982, quando la teoria fu esposta. La riflessione si è oggi allargata ad altri ambiti. Confermando sempre gli stessi esiti.

Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene? Questi luoghi saranno presto abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande). Quegli stessi spazi lasciati dalla comunità saranno progressivamente occupati dai criminali. Perfino l’idea che graffiti a spruzzo e altre forme di basso livello delinquenza possano promuovere ulteriormente il cattivo comportamento è stato oggi sperimentalmente testato (The Economist,  edizione in stampa del 20 novembre 2008: Criminologia – Can the Can).
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INCURIA [=NON PRENDERSI CURA, l’inverso di “I CARE”] E DISORDINE

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Gli studiosi sono giunti così a rispondere in una forma ancora più forte, dichiarando che più della povertà è l’incuria ed il disordine che accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l’ambiente. Incuria e disordine, o per meglio dire assenza di “ordine condiviso“, nelle relazioni umane e non solo. [nota*]

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ECCO UNA TEORIA CHE CI SPIEGA MOLTE COSE

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Se allarghiamo lo sguardo al mondo possiamo rispondere ad esempio: perché possono esserci Paesi poveri che nonostante ciò riescono ad ottenere un alto punteggio nelle graduatorie sul benessere delle Persone?

In base ad un sondaggio realizzato nel 2012 dall’istituto Gallup  sul “podio della felicità” in otto dei primi dieci paesi più felici del mondo si trovano le popolazioni dei paesi latino-americani; Panama, Paraguay ed El Salvador . Non sono Paesi ricchi. Eppure sono i Paesi che si trovano ai tre gradini più alti sul podio della felicità. Come è possibile?

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La teoria delle finestre rotte ci fa comprendere adesso che quello che a noi può apparire disordine può essere invece per loro “un modo di disordine condiviso” o di “diverso ordine“. Così, egualmente, noi possiamo avere Paesi ricchi dove invece quell’ordine condiviso manca. Un ordine condiviso che manca al punto tale da innescare per riflesso un sentimento di ingiustizia : il fenomeno delle finestre rotte.

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Tanto per fare un altro esempio: a casa può esserci la povertà ma, come ci viene spesso detto, può esserci la  dignità. Ecco che i problemi trovano una diversa osservazione. Problemi che  invece emergono se il capofamiglia non rispetta le regole. Anche le regole minime, quelle che influiscono sui sentimenti di convivenza, come il lasciare degradare progressivamente la sua casa. Come la mancanza di tinteggiature alle pareti che versano in pessime condizioni, o le cattive abitudini di pulizia, la proliferazioni di cattive abitudine alimentari, l’utilizzo di parolacce, la mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc. Sono tutti FENOMENI DA FINESTRE ROTTE. Fenomeni che gradualmente portano anche ad una caduta della qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia. Ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la comunità: la società in generale. Forse un giorno alcuni dei membri della comunità entreranno perfino in carcere.

E IN ECONOMIA: C’E’ CHI HA PROVATO A RIFLETTERE SU QUESTO?
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prof Philip Zimbardo 6Questa teoria delle finestre rotte può essere un’ipotesi oggi valida, ci dicono gli studiosi, per comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali. La mancanza di rispetto per l’altro e alle autorità (estorsione e le tangenti), la degenerazione della società e la corruzioni a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità. Tutti questi elementi generano un paese con finestre rotte: con tante finestre rotte e nessuno che sembra disposto a ripararle.

La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata in modo positivo, pensando cioè a come ripararle?

Per la prima volta è accaduto alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City. La Subway, come in gergo viene chiamata ancor oggi, era il luogo più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati furono evidenti: a partire dalla correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.

Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e sull’esperienza della metropolitana promosse quella come regola della sua amministrazione: “la politica della tolleranza zero”. Che non aveva niente di rigido, nel senso normalmente inteso, bensì la formula di una strategia: quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità in tutta  New York City.

La frase “tolleranza zero” può suonarvi come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva? Il concetto principale è proprio un altro: “più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza“. La cura del particolare più che la repressione della persona. Non è questione di usare violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Al contrario. Poiché anche in materia di abuso di autorità lì deve valere la tolleranza zero. Dunque: non è tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. Per qualcuno che è religioso questo dovrebbe ricordare qualcosa. E’ l’idea  di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge… e delle “regole che sono alla base della convivenza umana“. In modo civile e socialmente accettabile.  Questo è “Scaricare Tutto Tutti”.

Le applicazioni possibili di questa teoria e come diffonderla?

Le possibilità e le occasioni sono tante. Si può iniziare a riparare le finestre della propria casa, cercare di migliorare le abitudini alimentari della propria famiglia, chiedere a tutti i membri della famiglia di evitare di dire parolacce, soprattutto davanti ai figli. Si può decidere di non mentire, di evitare persino le piccole bugie. Decidere di accettare le conseguenze delle nostre azioni con coraggio e responsabilità, anche solo per dare una buona dose di educazione ai nostri figli.

Vi è  tuttavia un limite a tutto questo: occorre che vi sia una regola e che essa sia condivisa.  In questo ci può aiutare solo lo Stato.

E’ difficile estendere l’applicazione in positivo della teoria delle finestre rotte, quando lo Stato [la politica] introduce regole che non possono essere rispettate. O introduce regole che producono l’impunità per chi le viola, ovvero regole che consentono a chi ha rotto i vetri di poter pensare di continuare a ripetere quel gesto o riprendere in altri modi quell’attività.

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IL RIBALTAMENTO DEL PARADIGMA

È idea comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (sia di destra che di sinistra). La Teoria delle Finestre Rotte afferma invece – ed è qui la novità, come si è detto – che la criminalità è invece un fenomeno contagioso: fenomeno che non parte da un particolare tipo di persona ma da una “caratteristica”, da una infrazione alla regola. Appunto il vetro rotto “nell’ambiente circostante”.

Quali sono per noi le conclusioni sulla “Teoria delle Finestre rotte”?  Ricordate la domanda iniziale? E’ giusto che si possano portare in deduzione (= scrivere) nella Dichiarazione dei Redditi davvero tutte, ma proprio tutte le spese? Anche le più inutili o le voluttuarie?

La risposta è adesso ovvia: Quando introduci una variazione a questo diritto, introduci quella “infrazione alla regola”, introduci un vulnus irrimediabile allo stato di diritto. E’ così che introduci l’infrazione ad un sentimento etico condiviso. Quella introduzione – la variazione alla regola per cui «la spesa di uno NON è sempre il ricavo di un altro» – non può che provocare una reazione di ribellione nel cittadino.

E’ una questione di “rottura” dei codici di convivenza. Come può un cittadino comprendere poi che le spese sanitarie sono deducibili solo in parte, ad esempio, mentre potrebbero non esserlo tutte le spese scolastiche o addirittura le multe; multe che vanno poi direttamente nei bilanci delle amministrazioni senza che quelle ragionerie abbiano neppure fornito per esse un corrispettivo. Si veda il caso della multa per un parcheggio che non si trova, in una città ingorgata dal traffico: quale potrà essere il sentimento di un cittadino che paga la multa per il traffico che è frutto di una pessima amministrazione?

E quale sarà quel sentimento quando quello stesso cittadino non potrà poi neppure mettere quella spesa in Dichiarazione dei Redditi? Per non dire delle volte in cui è stato anche chiamato a pagarla due volte perché quelle amministrazioni ne tenevano male il conto. Una ragione in più per dare ad ogni cittadino il motivo ed il luogo per conservarle: nella Dichiarazione dei Redditi.

il rispetto delle regole
IL VETRO ROTTO: infrangere quel Patto dove “la spesa di uno è sempre il ricavo di un altro”.

Negando quel diritto, quel cittadino vivrà “quella variazione alla regola” come una ingiustizia incomprensibile. Una violazione alla regolarità, al rispetto, alla trasparenza. Vivrà quella negazione come una cosa «guasta»: una cosa che mette disordine. Disordine come l’introduzione di “qualcosa da nascondere”, qualcosa da NON DICHIARARE nella Dichiarazione dei Redditi. E’ il vetro rotto, che infrange ovviamente il suo senso di giustizia.

E’ un vetro rotto anche quando quelle obiezioni si propongono per cosa scrivere nella Dichiarazione dei Redditi. Proposte che non vengono sollevate quando si tratta di misurare invece la registrazione dei ricavi, quando quegli stessi soldi sono in ingresso, quando cioè quelle medesime cifre entrano nel bilancio di chi le ha ricevute. Lo Stato, quando quei soldi sono in ingresso, li vuole sempre ben considerare, nella loro totalità! E allora perché mai non può considerarli nelle spese?

Andare in barca è una spesa voluttuaria? Eppure non si direbbe mai ai cantieri navali: «Non registrate i vostri incassi, voi vendete cose voluttuarie». Così come non si direbbe mai ad una prostituta: «Quei soldi incassati non valgono, sono illegali, quindi non ti perseguitiamo per evasione fiscale». Ricordando che l’ evasione fiscale fu lo strumento legale per cui fu arrestato anche Al Capone.

Dunque, a parte la stupidità del ragionamento, privo di ogni base di ordine matematico in economia (è la matematica economica che ci ricorda la regola base: la spesa di uno è sempre il ricavo di un altro), c’è anche un evidente danno alla visione di un progetto che fa della “trasparenza” il suo principale valore di affermazione: conoscere le spese di uno mi consente di sapere sempre i ricavi dell’altro.

Di cosa devo aver paura? Paura di conoscere e ricordare quante multe ho pagato nell’anno per eccesso di velocità? Forse ne ricaverei un guadagno in più anche per la società: avrei una chance in più sulla possibilità di una evoluzione ed una crescita delle riflessioni di quella persona intorno ai propri comportamenti. Con il ripensamento “annuale” intorno a quanto gli è costato quel vezzo di viaggiare ad alta velocità!

Dunque, di che stiamo parlando? Del nome con cui abbiamo dato identità a questo progetto, Scaricare Tutto Tutti; e della ragione per cui non possiamo accettare la finestra rotta, l’infrazione alla regola: quel “Tutto” e quel “Tutti” è la regola condivisa, come già è stato scritto in un’altra sezione del Blog: “il progetto STT” [vedi alla voce “controindicazioni”].

Per concludere: così, nella lotta all’evasione fiscale, possiamo mettere in atto tutte le azioni repressive che vogliamo, per colpire sempre più severamente coloro che vanno infrangendo i vetri. La teoria delle finestre rotte ci dice già che non avremo grandi risultati. Le dittature in termini di repressione altrimenti ci dovrebbero fare scuola.
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Articolo di Mario Tognocchi e Michelle Garcia.        Tempo di lettura:  10 minuti (250parole/minuto)

Fonti: varie, nel testo.  George Kelling – Catherine Coles: “Fixing Broken Windows: Restoring Order and Reducing Crime in Our Communities“. Bernard L. Harcourt –  Jens. Ludwig:  “Broken Windows: New Evidence from New York City and a Five-City Social Experiment

[l’Attuazione della Costituzione è semplice: Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, sesso, condizioni personali e sociali… E’ compito della  Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale; Art. 53- Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività;  … ]

[nota*: La violazione alle regole in una società organizzata cosa produce? Qual’è l’effetto della rigidità delle regole? Il fenomeno è stato provato in vari modi con due esperimenti famosi che hanno destato enorme scalpore. Il primo, “L’esperimento della prigione di Stanford“, realizzato anch’esso dal prof. Zimbardo nel 1971, provò l’esperienza di un carcere simulato con l’assegnazione dei ruoli di “guardie” e “prigionieri” a volontari che accettarono di parteciparvi. Nessuno dei prigionieri era colpevole di niente, eppure l’esperimento diede dei risultati dai risvolti così drammatici che gli autori dello studio furono costretti a sospendere la sperimentazione. L’esperienza, clamorosa, è stata raccontata in molti film. Di questi vi raccomandiamo di vedere “The Stanford Prison Experiment“: film pluripremiato del 2015 diretto da Kyle Patrick Alvarez. Il secondo esperimento sociale è forse ancora più celebre. Denominato “La Terza Onda” (The Third Wave), fu provato nel 1967 in California e raccontato in un film anch’esso imperdibile (ed estremamente discusso!): “L’Onda” (2008 – sceneggiatura del film tratta dall’omonimo romanzo di Todd Strasser). Siamo certi che resterete felicemente impressionati anche da questa visione.]
[Dopo quel primo esperimento di Zimbardo, altri ne furono svolti negli anni successivi. La teoria trovò conferma e fu una innovazione così importante da portare i prof. James Q. Wilson e George L. Kelling a mettere il loro nome in un articolo di scienze sociali pubblicato nel 1982 su quella che ancora oggi è chiamata “la teoria delle finestre rotte”; con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico.]

 

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