A’ LIVELLA & IL VIRUS? Non ingannate Toto’ con il VIRUS e l’Economia…

“La peggiore puttanata, tra le tante che ho sentito in questi giorni – che pure in quanto a puttanate non sono stati giorni avari – è quella della livella: “di fronte al virus siamo tutti uguali, il virus attacca ugualmente ricchi e poveri“, e così via.

Una puttanata immensa e inascoltabile. Sai perchè?

Perché chi ha un appartamento di 30 metri quadri, in cui magari si sta in più d’uno, ha un livello di reclusione infinitamente più doloroso e angosciante di chi ha non dico una villa, ma semplicemente ha spazio in casa e terrazzi.

Perché chi ha attorno un quartiere vero, non un dormitorio, esce di casa e trova un po’ di vita, seppur solo l’alimentari, la farmacia e l’edicola. Gli altri? Solo deserto e cemento. Non si sta al quartiere Monti come al Corviale, non si sta alle Colonne come a Gratosoglio. Eddai.

Perché i “luckies” [ndr: i piu’ fortunati], se a casa i figli scalpitano, chiamano le babysitter a 10 euro l’ora; i meno abbienti invece si attaccano e dopo un po’ escono pazzi.

Perché chi ha solo il medico di base lo chiama e trova sempre occupato. Chi ha quello privato trova subito risposte, conforto e ricette.

Perché se sei un precario, o una piccola partita Iva, stai semplicemente finendo i soldi. E non sai come pagare l’affitto. Chi ha robusti risparmi, manco ci pensa.

Perché c’è chi fa fatica a comprare i giga, che ormai vanno via come il vento, e quindi lui può comunicare meno, molto meno, quando la comunicazione digitale è tutto. E c’è invece chi nemmeno sa quanto paga per la sua connessione flat su due o tre device.

Perché la tragedia psichiatrica è terribile. E lo sarà ancor piu’ dopo, con i giorni che passano e la povertà che aumenta. E lo strizzacervelli se lo potranno permettere solo quelli che stanno in punta di piramide. Gli altri? Ad andar bene uno Xanax

Ecco perché il virus è un moltiplicatore di disuguaglianze, per questo e per infinite altre ragioni. Chiedetelo ai poveri. Chiedete ai senzatetto, chiedete ai mariti separati che sono spesso i nuovi poveri, quelli che non vanno nelle statistiche perché hanno sì un reddito, ma con quello pagano gli alimenti alla famiglia… Non possono dichiarare gli alimenti per sé, né la casa per sé; vanno a lavorare sì, per non andare nell’elenco dei protestati che sennò la carta di credito poi non funziona piu’. Così sono capaci di pagare gli alimenti e dormire in auto: dove vanno a fare la quarantena in casa? In quale casa?

Altro che livella: il virus è moltiplicatore di diseguaglianze.

Moltiplicatore? Perché le diseguaglianze c’erano già. Le diseguaglianze sono solo il frutto di semi piantati molto prima. E non costringetemi a fare la storia degli ultimi trent’anni, che ne abbiamo già parlato troppe volte, anche se adesso grida ancora più vendetta a Dio”

Hai letto fino a qui? Le parole che hai letto – parole che noi sposiamo – sono di Alessandro Gilioli, le puoi ritrovare qui: La peggiore puttanata” http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/a.

Cos’altro possiamo aggiungere a quel grido di vendetta a Dio?

Possiamo aggiungere – e tu forse te ne sei già accorto – che adesso noi diseredati – noi, adesso – abbiamo una fortuna: adesso si vedono le diseguaglianze eccome se si vedono! -. E tu le puoi far vedere al Mondo. Altro che Papa Francesco che ci dichiara: “ne usciremo solo insieme“.

Ne usciremo insieme, sì, mio caro Papa Francesco…
Ne usciremo insieme se con il virus cambieremo questa storia, questa cosa bestiale della moltiplicazione delle diseguaglianze.
E se lo faremo adesso!

Perchè adesso? Perché altrimenti, se continuiamo così, noi non ne usciremo tutti insieme. No caro Francesco, non ne usciremo insieme come hai detto tu.
N
oi ne usciremo ancor piu’ poveri. E “loro” ancora piu’ ricchi. 

Permetti che te lo scriviamo così, caro Papa Francesco, dandoti del tu?

Permetti che ti spieghiamo QUI perché il moltiplicatore di diseguaglianze non è stato il virus?

.

Permetti che ti facciamo vedere QUI perché non siamo noi, non siamo stati noi gli uomini e le donne delle piccole attività, quelli che Tu hai chiamato evasori fiscali, a togliere i letti, gli infermieri, i medici e le cure dalle corsie degli ospedali?

 Devi sapere prima di tutto chi è che ti scrive: siamo noi, siamo gli evasori fiscali!, siamo le piccole partite iva, le piccole attività che impiegano l’82% dei lavoratori in Italia (oltre 15 milioni di persone, ben oltre la media Ue) e rappresentano il 92% delle imprese attive [1].

Se hai avuto la cura di leggerci fino a qui – dopo quello che ci hai detto [2]dobbiamo spiegarti due cose sul virus, sulle diseguaglianze e sull’evasione fiscale. Cose di cui, siamo certi, caro Papa Francesco, nessuno ti aveva detto fino ad adesso.

Partiamo dall’inizio:

I virus? Ci sono sempre stati, come direbbe Francesco, il “nostro” del Cantico, il Santo che noi ammiriamo a cui Tu hai dedicato la tua missione. Ci sono sempre stati i virus, e sempre ci saranno. Come i terremoti, le alluvioni, e le varie calamità che ciclicamente toccano il genere umano, e quindi toccano noi.

Ma i moltiplicatori di diseguaglianze? No, quelli non sono naturali. Non sono come le calamità, è l’Economia. O meglio è l’Economia della tua, della nostra Dichiarazione dei Redditi. Ecco che qui ti dobbiamo spiegare. E ci dobbiamo correggere, perché non credo proprio che tu, caro Papa Francesco, sappia cosa è la nostra Dichiarazione dei Redditi. Solo così dopo potrai sapere perchè è stata l’Economia.

Devi sapere che in questo Paese tutti i lavoratori tornano a casa con metà dei loro soldi. E’ il sistema fiscale. Lavoratori autonomi o dipendenti fa poca differenza: noi tutti torniamo a casa con metà dei nostri soldi, sai caro Papa Francesco?

E poi? Con quella metà dei nostri soldi, sai che facciamo? Andiamo nei negozi e paghiamo pure lì tutto al doppio del prezzo, per la stessa ragione: il fisco. E poi, per finire, con quello stesso fisco, che ci ha accompagnato in questi anni, quando poi facciamo la Dichiarazione dei Redditi sai cosa ci accade ancora? Ci accade che non puoi, non possiamo noi, neppure scrivere le spese indispensabili per vivere. Quelle spese che pure abbiamo pagato così care con la nostra misera metà non le possiamo dire.

Sappiamo cosa ci domanderai tu adesso: “Impoveriti alla fonte?” Sì, alla fonte e pure a valle, con i prezzi raddoppiati.

Così tu sei fottuto due volte: all’inizio e alla fine. E dopo che sei stato impoverito così, ed hai pure poi pagato tutto così caro, poi sei pure tassato sul lordo: come se tu non avessi spese. E’ la nostra Dichiarazione dei Redditi, quella che non registra spese per vivere. Adesso lo vedi perché è ovvio che le diseguaglianze aumentano? Le due cose sono legate.

E’ ovvio che finisce che tu devi avere un buco di appartamento. Come lo puoi comprare un appartamento piu’ grande se tu torni a casa con metà dei tuoi soldi? Certo che non lo puoi pagare…

Sai, caro Papa Francesco, cosa accade invece ai piu’ fortunati, ai “luckies!”?

Loro hanno capito il gioco della Dichiarazione dei Redditi senza spese. Loro si fanno pagare lauti stipendi al netto – tu sai di chi parlo, magari qualcuno di loro è anche tra i tuoi consiglieri? -. E giustamente anche la casa, loro, la loro casa, magari se la fanno dare come benefit aziendale. Come la tua a Santa Marta.

Loro capiscono, sai, cosa vuole dire “il netto”: così poi non pagano neppure le tasse comunali sulla casa; ovvio, non è intestata a loro. E magari pure le bollette le fanno pagare all’azienda.

I luckies, i fortunati, non sono sciocchi. Sono previdenti loro. Non si fanno bloccare dal virus in un buco di casa.

Per non dire di quando poi scopri che tra loro ci sono anche i piu’ furbi, i piu’ accorti, quelli che l’abitazione non la comprano mai, neppure dopo, neppure con i tanti soldi che possono avere esentasse da manovre nella finanza. Com’è noto, possono rifornirsi, loro, di risorse tassate alla fonte. Risorse, le loro, che possono non comparire in Dichiarazione dei Redditi. Ed allora è bene che in quella Dichiarazione dei Redditi non compaia neppure la casa. Con buona pace per quegli sciocchi che vanno inseguendo le patrimoniali che colpirebbero, al solito, solo i poveri e la classe media già impoverita.

Vedi, caro Papa Francesco, è bene che tu comprenda che se vuoi parlare di evasione fiscale occorre che tu sappia di cosa si tratta.

E’ bene che tu comprenda che è venuto il momento, è venuto il tempo, che tu sappia un po’ di fisco e della necessità che si vedano le nostre spese, si possano scrivere le nostre spese nella Dichiarazione dei Redditi.

Che se pensi che è venuto il tempo di combattere, con il virus, anche le diseguaglianze devi sapere che senza questo strumento, senza questa formula che ti stiamo per dire, non potremo combattere né l’uno ne’ l’altro. Non te  lo diciamo noi, te lo dicono le ricerche che altri – più bravi di noi – hanno fatto in tutto il mondo. Ricerche che troverai in fondo al nostro articolo. [3] 

Soltanto così, davvero, e solo dopo, allora potremo parlare di evasione fiscale. Adesso, con la tassazione sul lordo? L’evasione fiscale è spesso soltanto evasione per salvare la vita. Con il 70% di tassazione non esiste lavoratore o azienda che possa restare in vita. Lo sanno bene i tuoi Consiglieri. Soprattutto lo sanno i tuoi Consiglieri che magari fanno anche i consulenti per le società che spostano le loro sedi dove la tassazione non è a bestia come da noi. Chiedi a loro.

Lo sappiamo, tra i tuoi Consiglieri ci sono quelli che ti dicono, o non vogliono dirti, che Scaricare Tutto Tutti si puo’ fare. Non vogliono dirti, loro, che è giusto. Non vogliono che abbia piede; loro non vogliono. E’ ovvio: se noi mettiamo tutte le spese in Dichiarazione dei Redditi sai cosa accade? Accade che si potrebbe vedere a chi noi diamo i soldi.

Se anche tu, se tutti noi potessimo mettere tutte le spese in Dichiarazione dei Redditi? Oltre a non aver piu’ bisogno di pagare l’affitto a nero, e tutto quello che pagavamo a nero, noi, tu, tutti potremmo vedere dove vanno tutti i nostri soldi, non ti pare? E apparirebbero una marea di soldi, e una marea di persone.

E così magari anche tu potresti vedere come i tuoi soldi, i nostri soldi invece di darli alla Sanità li hanno dati alla Finanza. O ad altri. Certo quei soldi non li hanno dati per quello che pensi tu.

Capisci perchè la babysitter non la puoi mettere in Dichiarazione dei Redditi e non l’abbiamo mai potuta mettere nella Dichiarazione dei Redditi? Deve apparire come un servizio di lusso.

Ma per i poveri, caro Papa Francesco, la baby sitter, la colf o la badante è invece un servizio necessario, come e piu’ che per i ricchi. Soprattutto quando devi fare degli orari da cani in un supermercato.

Soprattutto se devi fare l’infermiere in corsia anche di notte. Soprattutto se devi fare il runner tutto il giorno in giro sul furgone, che mentre gli altri stanno a casa tu gli devi portare la pizza calda a domicilio o l’ultima novità di gioco elettronico da poter accendere nella loro tv al plastico che ingombra l’intero loro soggiorno nelle giornate di quarantena. Nella cuccia calda dei ricchi con i figli in pantofole.

Capisci perché per qualcuno è bene che questa soluzione – scrivere le spese – non si veda? Così la babysitter la pagheremo a nero e – come diceva Giglioli – non avremo neppure i soldi per fare risparmi.

Tassati sul lordo? Non potremo avere quei soldi per risparmiare, magari per comprare la casa piu’ grande. Li avremo già finiti quei soldi, per pagare la baby sitter a nero o le riparazioni dello scaldabagno in quel buco di casa che ha pure gli elettrodomestici da due lire!!

Elettrodomestici da 2 lire? Per la stessa ragione: il fisco che ti fa povero, con le tue spese che non valgono. E allora tu vai a comprare dove spendi meno, nei grandi supermercati, e rendi ancora piu’ povero il negozietto sotto casa. E non mi parlare delle detrazioni fiscali per gli elettrodomestici in 10 anni che io non so neppure se ci sono il mese prossimo. E’ una guerra, la guerra al virus. E in guerra tutto è lecito pur di vivere.

Così aumentano le diseguaglianze. Lo vedi adesso che il bastardo non è stato solo il virus? Lo vedi adesso che la bastarda è quella Dichiarazione dei Redditi che non registra nulla delle tue spese?

Lo vedi soprattutto adesso che parlano di darci i soldi della disperazione? Con cifre ridicole. Loro, i “luckies”, i fortunati economisti come la Fornero – non per farle un torto ma solo per prenderla ad esempio -, non hanno neppure la minima misura di quanto costa vivere.

Ovvio: loro vivono sulla Luna, al netto. Loro vivono con i loro grossi grassi redditi e senza spese. Quando non sono addirittura spese rimborsate a pie’ di lista. Che in quel caso allora anche le spese diventano grosse e grasse. Tanto sono pagate con le tue, con le mie, con le nostre tasse. Ovvio: siamo solo noi che paghiamo sul lordo.

Caro Papa Francesco se riceverai questa invocazione in una mail o in una lettera da qualcuno che avrà il piacere di fartela avere, magari facendola girare dalle mani del suo parroco, non ti riguardare: a noi farà piacere poterti dire di piu’.

Intanto è sufficiente che tu ci possa riflettere un poco sopra. Soprattutto quando ti proporrano di dire che mancano letti, che mancano infermieri e medici a causa dell’evasione fiscale. Riflettici: non è vero! Hai visto i 2 diagrammi? Loro aumentavano “le loro spese” e aumentavano le tasse sul lordo su di noi, le aumentavano molto più di quanto fosse necessario. E intanto riducevano la spesa per la sanità.

I tuoi consiglieri ti hanno davvero ingannato, caro Papa Francesco, o consigliato male.

La soluzione c’è, te l’abbiamo scritta qui. Si chiama Scaricare Tutto Tutti: il diritto per tutti, e soprattutto per i piu’ poveri, di poter mettere ogni genere di spesa in Dichiarazione dei Redditi. Ma non saranno loro a dirtela.

Mario Tognocchi  presidente della associazione di cittadini per la Giustizia sociale “Scaricare Tutto Tutti”
Stefano Agnesini presidente della  “Confederazione Imprese Unite per l’Italia”

PS: Caro Papa Francesco, ti avevamo promesso una ricerca sulle diseguaglianze? Una ricerca pure piu’ autorevole della nostra? La trovi qui sotto. Dal New York Times.[3]


Link: https://altreconomia.it/tagli-alla-sanita-spesa-militare/

“Coronavirus: senza stipendio né tutele – il dramma delle partite iva”.
https://www.lastampa.it/torino/2020/03/21/news/coronavirus-senza-stipendio-ne-tutele-il-dramma-delle-partite-iva-1.38619568

Davos, Oxfam denuncia: “Diseguaglianze in crescita per colpa delle tasse – La Repubblica
https://www.repubblica.it/economia/2019/01/21/news/rapporto_oxfam_piu_diseguaglianze_e_a_crearle_ora_e_il_sistema_fiscale-216894018/

Oxfam, in Italia l’ascensore sociale è bloccato. I giovani pagano il conto delle disuguaglianze – La Repubblica
https://www.repubblica.it/economia/2018/09/13/news/l_eta_della_diseguaglianza-206287721/

Coronavirus, commercialisti: lockdown provocherà crollo Pil del 60-70% – Corriere.it
https://www.corriere.it/economia/professionisti/commercialisti/20_marzo_27/coronavirus-commercialisti-lockdown-provochera-crollo-pil-60-70percento-97d7ae94-7032-11ea-82c1-be2d421e9f6b.shtml

Redditi e diseguaglianze:
nelle mani del 10% dei lavoratori si concentra la metà dei soldi – La Repubblica
https://www.repubblica.it/economia/miojob/lavoro/2019/07/05/news/redditi_e_diseguaglianze_nel_10_per_cento_dei_lavoratori_si_concentra_la_meta_dei_soldi-230402703/

Lo Scenario delle Piccole e Micro Imprese Italiane
https://www.winthebank.com/attualita/scenario-piccole-e-micro-imprese-italiane/

[1] Pmi, quanto conta in Italia il 92% delle aziende attive sul territorio?
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/07/10/40229/

Quanto contano in Italia le piccole e medie aziende? Tutti i numeri
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/08/31/quanto-contano-italia-le-piccole-medie-aziende-tutti-numeri/

[2] Papa Francesco: “Se mancano posti letto e respiratori, la colpa è anche di chi evade le tasse”
https://www.blogsicilia.it/resto-al-sud/papafrancesco-riflessioni-tasse/524333/


[3] Sullo stesso tema di questo post lo stesso Giglioli per approfondire ci segnala questo articolo pubblicato sul New York Times, che trovi di seguito: “As Coronavirus Deepens Inequality, Inequality Worsens Its Spread”: Come il Coronavirus approfondisce la disuguaglianza, e la disuguaglianza peggiora. https://www.nytimes.com/2020/03/15/world/europe/coronavirus-inequality.html
Il testo originale è in inglese. Te lo riportiamo qui, tradotto:

Come il Coronavirus approfondisce le diseguaglianze, e le diseguaglianze peggiorano.

Mentre il coronavirus si diffonde in tutto il mondo si è innescato un ciclo di feedback devastante con un’altra delle forze più gravi del nostro tempo: la disuguaglianza economica.

Nelle società in cui il virus colpisce si stanno approfondendo le conseguenze delle diseguaglianze. Molti degli oneri stanno colpendo i perdenti delle odierne economie, i perdenti dei mercati del lavoro polarizzati. La ricerca suggerisce che quelli che vivono negli strati economici più bassi sono i più propensi a catturare la malattia.

La ricerca dice anche di piu’: sono anche più propensi a morire per questo. E per coloro che rimangono in salute sono anche i più propensi a subire perdite di reddito o assistenza sanitaria, a causa di quarantene e altre misure che li colpiscono nel reddito, potenzialmente su vasta scala.

Allo stesso tempo, la stessa diseguaglianza, agisce come un moltiplicatore sulla diffusione e sulla mortalità del coronavirus. La ricerca sull’influenza ha scoperto che in un’epidemia, la povertà e la disuguaglianza esacerbano i tassi di trasmissione e mortalità per tutti. E’ ovvio: è quello che accade negli spazi ristretti, gli spazi dove vivono i piu’ poveri.

I due film Oscar del 2019 avevano entrambi al cuore le diseguaglianze: il male del secolo.

Questo ciclo che si rinforza a vicenda, avvertono gli esperti, potrebbe aumentare il bilancio del virus in quanto allarga le divisioni socioeconomiche che si ritiene siano i principali fattori trainanti del populismo di destra, dell’animosità razziale e della morte della disperazione – le morti derivanti da alcolismo, suicidio o overdose di droga -.

Queste cose sono proprio così: interconnesse“, ha affermato Nicole A. Errett, esperta di sanità pubblica che co-dirige un centro sulla resilienza estrema degli eventi presso l’Università di Washington. “Le vulnerabilità sociali preesistenti peggiorano solo in seguito a un disastro, e questo è un esempio perfetto di questo.”

Poiché ogni famiglia a basso reddito è costretta ad accettare un rischio più elevato di esposizione può infettare gli altri – ha aggiunto -.
Le conseguenze della disuguaglianza, mentre sono ovviamente piu’ sentite dai poveri, in realtà “mettono a rischio la società in senso lato“.

In che altro modo la disuguaglianza peggiora il coronavirus? Si pensa ai due principali fattori di rischio che rendono il coronavirus mortale per chi lo cattura: vecchiaia e condizioni di salute preesistenti. Ma un corpo di ricerca indica un terzo: basso stato socioeconomico.

Anche per quelli ben al di sopra della soglia di povertà, gli studi rilevano che un basso reddito rispetto al resto della società è associato a tassi più elevati di patologie croniche come il diabete o le malattie cardiache.

E’ sempre stato questo il caso? No. Con l’aumento della disuguaglianza le disparità sanitarie si sono ampliate. Le cure preventive e l’educazione alla salute si sono costantemente orientate verso gli istruiti e i benestanti.

Di conseguenza, le persone alle estremità inferiori della società hanno circa il 10 per cento in piu’ di probabilità di avere una malattia cronica.

Tali condizioni possono rendere il coronavirus fino a 10 volte più letale, secondo i recenti dati dei Centri cinesi per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Nel loro insieme, queste due statistiche suggeriscono che Covid-19 può essere circa il doppio mortale per quelli che vivono sui gradini più bassi della loro società.

Allo stesso tempo, le ricerche mostrano che le persone con redditi più bassi tendono a sviluppare condizioni critiche di salute, in forme croniche, tra i cinque e 15 anni prima nella vita: gli anticipano gli anni di malattia e di morte.

Detto in altro modo: le organizzazioni sanitarie hanno affermato che le persone con più di 70 anni hanno un rischio drasticamente maggiore di morire di coronavirus. Ma la ricerca sulle condizioni di salute croniche suggerisce che la soglia può essere inferiore, a 55 anni, per le persone con uno stato socioeconomico inferiore.

Quei numeri catturano solo un frammento dei modi in cui la disuguaglianza può rendere il coronavirus mortale.

In Cina, come in molti altre Paesi, molti lavoratori sono impiegati in modo informale e quindi non possono contare sui servizi sociali che richiedono la disponibilità di tempo libero. Tra questi in particolare ci sono quelli che svolgono lavori di servizio, badanti o infermieri, che richiedono contatti regolari con altre persone. Di conseguenza, le persone che possono permettersi meno cure sono spesso anche quelle a maggior rischio di trasmissione.

In Italia alcuni lavoratori, come Lorena Tacco, che lavora in una fabbrica vicino a Milano, hanno scioperato per l’incapacità dei loro datori di lavoro di stabilire ciò che considerano sufficienti protezioni sanitarie mentre l’epidemia si diffonde.

Chi se ne frega della salute dei lavoratori, mentre i ricchi scappano“, ha detto. “Ma poi i poveri, che hanno bisogno di portare il pane a casa, escono e corrono rischi.

Domenico Marra, che lavora nello stesso stabilimento, ha affermato che la paura dell’epidemia dilagava lì. Si preoccupa di riportare un’infezione ai suoi figli, in particolare una figlia che ha un sistema immunitario indebolito:

Vogliamo lavorare, ma abbiamo paura di tornare a casa, abbiamo paura di toccare la nostra famiglia“, ci ha detto.

Gli arresti imposti dal governo, come quelli annunciati da Francia e Spagna questo fine settimana, comportano alcune protezioni dei lavoratori. Ma le piccole imprese probabilmente faranno fatica a continuare a pagare i dipendenti oltre ogni giorno di malattia garantito. In particolare i lavoratori impiegati nel commercio al dettaglio o in altri settori che non possono lavorare da casa.

In Giappone, che presenta alcune delle più basse disuguaglianze tra le maggiori economie, le persone con un lavoro come la guida in taxi godono di un livello di sicurezza che raramente esiste in altri paesi.

In Italia, al contrario, i tassisti – che già lottano per i salari orari sottostimati dall’aumento dei servizi di trasporto passeggeri – si affannano nel cercar di compensare le tariffe durante lo scoppio dell’epidemia.

Ho un mutuo, bollette e generi alimentari da pagare“, ha detto Andrea Arcangeli, un tassista e padre di due figli di Roma. “Non posso stare a casa.
Ha detto di aver guadagnato solo 18 euro – circa $ 20 – in una giornata di lavoro.

Alla Nihonjo Taxi Company di Osaka, in Giappone, i tassisti hanno un reddito mensile garantito modesto e il presidente, Atsunori Sakamoto, afferma che sta vendendo beni prima di lasciar andare i conducenti.

Tuttavia, anche in Giappone, questi livelli più bassi di occupazione sono colpiti più duramente delle loro controparti.

Mentre gli impiegati, i colletti bianchi, lavorano in telelavoro, con poca paura di perdere il lavoro, il signor Sakamoto afferma che se gli affari non si riprendono in pochi mesi potrebbe essere necessario lasciare andare molti conducenti.

Come il coronavirus peggiora la disuguaglianza? Quando la disuguaglianza è elevata, il costo della vita tende ad aumentare, costringendo più famiglie a basso reddito a vivere la busta paga per la busta paga.

Allo stesso tempo, il declino dei sindacati e l’aumento del lavoro a tempo parziale significa che i lavoratori a basso reddito hanno meno protezioni. Di conseguenza, crisi come il coronavirus possono approfondire il divario tra chi ha e chi non ha.

Lara Fulciniti, una cameriera in un sobborgo di Milano, copriva a malapena i suoi mutui e i pagamenti delle auto prima dell’epidemia. Mentre il lavoro orario evapora, è rimasta indietro.

Non mi vergogno di dire che non ho pagato le mie bollette questo mese“, ha detto. “Ho dovuto scegliere tra quelle e generi alimentari.” Teme, ancor più del catturare il coronavirus, che la scuola di suo figlio possa riaprire prima che lei possa rimettersi al lavoro, portando gas e bollette scolastiche che non si può permettere.

La disparità di accesso all’assistenza sanitaria in qualsiasi paese rende i malati particolarmente costosi per i poveri. Negli Stati Uniti, il 90 percento delle persone il cui reddito è nel primo quarto superiore ha pagato un congedo per malattia sul lavoro; mentre solo il 47 percento di quelli nel quarto inferiore se lo è potuto permettere e lo ha fatto.

L’anno scorso, il 26 percento degli americani ha rinviato l’assistenza sanitaria perché non poteva permetterselo, secondo un sondaggio Gallup.

In un altro sondaggio, uno su quattro ha detto che qualcuno nella sua famiglia aveva saltato un test raccomandato dal medico. Test che non potevano permettersi. E uno su sei ha detto che qualcuno nella sua famiglia aveva saltato i farmaci prescritti.

Gli esperti sanitari temono che questi costi accelereranno le epidemie, in particolare quando circolano storie di fatture a quattro cifre per i test o il trattamento del coronavirus. Questo può interessare tutti.

Uno studio condotto negli Stati Uniti ha scoperto che le politiche sui giorni di malattia obbligate dallo Stato [la misura adottata dal governo italiano] riducono la diffusione di un’epidemia di influenza fino al 40 percento. La maggior parte degli Stati non ha tale politica e potrebbe vedere molte più infezioni di conseguenza.

La disuguaglianza di lavoro e le scarse protezioni sul posto di lavoro possono esacerbare la diffusione del “norovirus”, un insetto gastrico altamente contagioso. Una ricerca dei Centers for Disease Control and Prevention ha scoperto che uno su cinque dipendenti del servizio di ristorazione andava al lavoro mentre era malato di vomito o diarrea. Per paura di perdere il lavoro se fosse rimasto a casa i ristoranti si sono trasformati in vettori di focolai di norovirus.

Secondo uno studio dell’Institute for Women’s Policy Research tali condizioni potrebbero aver gravemente allungato l’epidemia di H1N1 negli Stati Uniti, che ha ucciso 12.469 americani nel 2009 e nel 2010.

Lo studio ha scoperto che sebbene i funzionari della sanità pubblica avessero sollecitato il distanziamento sociale – una pietra miliare della prevenzione anche del coronavirus – l’accesso all’assistenza sanitaria a macchia di leopardo e l’economia del lavoro a tempo parziale hanno portato tre lavoratori su 10 con sintomi H1N1 a continuare a lavorare. I ricercatori hanno concluso che questo comportamento ha spinto il 27 per cento di tutte le infezioni.

Quanto ha inciso il ciclo di feedback sulla disuguaglianza nella pandemia? Quando una crisi sanitaria colpisce interi segmenti della società si può innescare un ciclo in cui il declino dello status economico porta all’aumento dei tassi di malattia cronica. Questo, a sua volta, deprime ulteriormente la produttività delle aziende e aumenta i costi dell’assistenza sanitaria, portando a una maggiore povertà, che porta ancora a più malattie. Un cane che si morde la coda.

Secondo uno studio del 2010 di una rivista britannica di scienze biologiche, Atti della Royal Society B, intere comunità possono rimanere intrappolate in una “trappola della povertà indotta dalla malattia” in cui “gli effetti causali combinati della salute sulla povertà e la povertà sulla salute implicano un sistema di feedback positivo.

Le famiglie che fanno affidamento sul lavoro orario stanno già esaurendo i soldi, costringendo molti a ritirarsi per cercare lavoro.

Poiché le comunità tendono a raggrupparsi per stato economico, ha affermato il dott. Errett, le persone che sono entrambe a maggior rischio di infezione e che rischiano di soffrire maggiormente del virus sono tutte in prossimità, moltiplicando il rischio.

Le conseguenze a lungo termine stanno venendo alla luce.

I funzionari di New York City hanno affermato che la chiusura delle scuole locali lascerebbe senzatetto molti dei 114.000 studenti del sistema, senza pasti caldi o senza cure mediche.

Anche le piccole sacche di povertà e di cattiva salute, che si rafforzano a vicenda, rendono tutti più sensibili. La ricerca condotta durante un’epidemia di influenza a New Haven, in Connecticut, ha scoperto che il tasso di infezione è quasi raddoppiato nelle aree censite dove un’alta percentuale di residenti vive al di sotto della soglia di povertà.

Poiché le malattie non rispettano le barriere che separano i ricchi dai poveri, le disuguaglianze sanitarie rappresentano un problema per tutti.

Uno studio di Delhi, in India, una delle città economicamente più polarizzate del mondo, ha scoperto che i suoi bassifondi servivano da acceleratori in tutta la città per un focolaio di influenza.

La salute pubblica non riguarda solo la tua salute personale, ma riguarda la salute del pubblico in generale“, ha affermato il dott. Errett. “Se c’è una persona che non può ricevere cure, quella persona rappresenta un rischio per tutti“.

Scaricare Tutto Tutti non è una panacea, ma contribuisce a invertire la direzione. E’ semplicemente la prima cosa e la piu’ semplice da fare.

Max Fisher ha riferito da New York e Emma Bubola da Milano. La segnalazione è stata fornita da Makiko Inoue, Hisako Ueno, Eimi Yamamitsu e Motoko Rich di Tokyo.

Max Fisher è un giornalista ed editorialista internazionale con sede a Londra. Ha riferito da cinque continenti su conflitti, diplomazia, cambiamenti sociali e altri argomenti. È coautore di The Interpreter, una rubrica che esplora le idee e il contesto alla base dei principali eventi mondiali. @Max_Fisher • Facebook

Una versione di questo articolo appare in stampa il 16 marzo 2020, Sezione A, Pagina 10 dell'edizione di New York con il titolo: I poveri sono più duramente colpiti dalla diffusione della malattia. 
THE INTERPRETER - As Coronavirus Deepens Inequality, Inequality Worsens Its Spread
The pandemic is widening social and economic divisions that also make the virus deadlier, a self-reinforcing cycle that experts warn could have consequences for years to come

 

 

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